Coinvolgente, allegra e appassionata. E' stata molto più che un semplice "incontro tra Fausto Bertinotti e i giovani" la manifestazione svoltasi domenica sera, a Bari, in piazza Prefettura. La stessa piazza nei cui pressi - il 28 novembre del 1977 - un altro giovane, Benedetto Petrone, veniva barbaramente ucciso dai fascisti. A Bari, domenica, è scesa in piazza la politica. La politica vera, quella che aggredisce la realtà e rifugge dai compromessi, quella dell'emozione e dell'indignazione, quella di una generazione che si sente "all'altezza del presente e del futuro" e che non esita a dire - anzi a gridare - "rivogliamo tutto". Sul palco i giovani si alternano numerosi: i loro sono interventi precisi, quasi chirurgici. Chiedono giustizia per i fatti di Genova e sicurezza sul lavoro, reclamano leggi più severe a tutela dell'ambiente, si ribellano ad una precarietà divenuta ormai destino e si fanno portavoci di un Mezzogiorno che lotta contro la mafia e contro chi - con i mafiosi - stringe patti scellerati. Vengono un po' da tutto il sud ma perlopiù sono pugliesi e intorno al loro governatore si stringono compatti. «La nostra è una regione che ci sta provando - ha detto un Nichi Vendola travolgente - una regione che cerca la bussola del cambiamento, una regione nella quale sono presenti due delle città più martoriate d'Europa». Città piagate e piegate, Taranto e Brindisi. Città d'amianto e di diossina nelle quali si continua a morire ma per le quali si continua a lottare: a Brindisi un accordo di programma per la bonifica di 122 chilometri quadrati di area industriale inquinata, a Taranto guanto di sfida alle aziende per abbattere del 70% l'emissione di diossina e di sostanze inquinanti. «Dobbiamo invertire la tendenza e dare un segnale - ha affermato Vendola, il presidente della "rivoluzione gentile" che di segnali positivi, qui, ne ha dati tanti - dobbiamo votare contro l'ipocrisia e la fabbrica della paura, contro chi teme una libertà che va invece coltivata, amata e rispettata. Dobbiamo votare il nostro simbolo, un simbolo che per me è mio padre, è il decoro di tanta povera gente che qui al sud ha fatto battaglie meravigliose». La voce è rotta dall'emozione ma l'invito è perentorio: «Ora tocca a voi, ai giovani, inventare il simbolo della sinistra del XXI secolo». Gli applausi sono scroscianti, l'emozione è palpabile e alla commozione non si sottrae neanche Fausto Bertinotti. «Questa sera, dietro il nostro simbolo, stiamo stringendo un nuovo patto generazionale e di popolo, un patto per la libertà. Del lavoro, innanzitutto, perché la solitudine degli operai ci riguarda. Dell'ambiente e della natura, sottoposti ad una quotidiana rapina collettiva. Della donna, perché la vita non è un concetto astratto e perché alle donne spetta la prima parola e l'ultima sulla nascita e sulla morte. Tutti noi abbiamo contratto un debito con la madre e con la vita ed è questa la base di una nuova cittadinanza». Al di là dei generi, delle razze e delle scelte sessuali. Parla come sempre a braccio Bertinotti e come sempre ti trasporta e seduce. Eppure domenica, a Bari, nel suo intervento c'era come un di più di allegria, quasi la certezza - di fronte a quella platea tanto giovane quanto determinata - di potercela fare. «Possiamo vincere - ha detto - solo se al loro ‘io' opponiamo il nostro ‘noi', possiamo vincere e ricominciare dall'opposizione, ritornare nella società civile, nelle lotte, nei conflitti. Dobbiamo, come diceva Gramsci, provarci e riprovarci perché questo è il compito dei veri rivoluzionari». E a riprovarci, uniti, si comincia dal sud - «specchio di modernizzazione senza modernità» - e dai suoi giovani, quelli che più di tutti scontano la condanna della precarietà, quelli cui un modello di sviluppo economico nuovo, ma non per questo meno diabolico, vuole sottrarre l'anima e il corpo, quelli che chiedono giustizia per Genova, «ultima grande vergogna della storia italiana». Dall'abolizione della legge Fini e della legge 30 al ritiro delle truppe italiane dall'Iraq, dal G8 alle morti sul lavoro, Bertinotti è stato inarrestabile ed è già sera avanzata quando Roy Paci ha preso possesso del palco. Ed è toccato di nuovo ai giovani.
2. Dignità e diritti nel lavoro: lotta alla precarietà
3. Dignità e diritti nel lavoro: salari, fisco e redistribuzione del reddito
4. Laicità: lo spazio di libertà per tutti
5. Libertà e autodeterminazione femminile
6. La pace, il disarmo
7. Proteggere il pianeta: un Patto per il clima
8. Le "Grandi Opere" di cui il Paese ha bisogno
9. Il diritto alla salute e le politiche sociali, indice di civiltà
10. La casa è un diritto, non una merce
11. Convivenza, inclusione, cittadinanza
12. Istruzione, formazione, università e ricerca: le vere risorse per il futuro
13. Tagliare i privilegi, difendere la democrazia
14. Una informazione libera, pluralista, democratica
Morire di lavoro
Non è questo il momento per aprire polemiche, siamo vicini alla famiglia ed a fianco dei lavoratori e delle loro rappresentanze sindacali, ma nello stesso tempo riteniamo non più giustificabile e né sopportabile l’atteggiamento delle imprese tendente sempre più a parlare di fatalità e/o di responsabilità individuali.
Il 16 abbiamo proposto
1) Cessione di sovranità dei partiti ad associazioni etc.etc. In una parola APERTURA, perchè il processo non sia la mera sommatoria dell'esistente.
2) Tesseramento unitario, subito.
3) Struttura organizzativa con 3 Forum aperti:
- ambiente e beni comuni
- lavoro e precarietà
- pace, diritti e partecipazione
Questa è TITTI DE SIMONE
"Sono felice di poter rappresentare per la Sinistra quella domanda di futuro e di speranza che viene dal Sud Italia, specialmente dai giovani e dalle donne di cui sento la forza e l'amore, per un riscatto dallo sfruttamento e dal clientelismo politico affaristico che ha solo saccheggiato questo territorio senza restituire niente alla sua gente.
Dalla Basilicata, come dalla Sicilia, riparte con le donne una grande battaglia per i diritti, sociali e civili, per il lavoro e l'ambiente, contro il furto di futuro che colpisce decinedi migliaia di ragazze e ragazzi che lasciano la propria terra ogni anno per una precarietà senza fine in qualche città del nord. Si può ricominciare a sognare, anche sotto il peso di tanto dolore e tanta ingiustizia? Vorrei che si parlasse di questo, invece delle solite promesse che i partiti fanno e che poi sono disattese. Mentre le multinazionali si arricchiscono (vedi Eni e affare del petrolio) in Basilicata i giovani fuggono perché non c'è lavoro, l'ambiente viene danneggiato. E' la metafora più amara del Mezzogiorno. Io penso che c'è bisogno di un cambiamento reale, e credo che la Sinistra Arcobaleno rappresenti senza ambiguità questa domanda di cambiamento, che è quella di tante lotte fatte sul territorio, da Melfi a Scanzano. Ci presentiamo con queste ragioni e in Basilicata con due donne capolista sia alla Camera che al Senato. Siamo gli unici a farlo perché siamo una bella differenza".
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7.03.2001