SALVIAMO LA BASILICATA, VOTA SINISTRA ARCOBALENO
questo sito e di parte Piazza Arcobaleno
sabato, 29 marzo 2008 - 23:08

 

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sabato, 29 marzo 2008 - 15:58

APPELLO ALLA REGIONE BASILICATA E AL GOVERNO


Noi cittadini impegnati nella politica, nella cultura e nelle arti, nei lavori e nell’impresa, negli studi e nella ricerca non possiamo restare indifferenti o in silenzio dinanzi al pericolo di un vero e proprio annichilimento del destino dei cittadini della Basilicata per l’improvvida decisione di vincolare oltre il 60% dell’intero territorio lucano agli interessi delle Compagnie petrolifere.
Non riusciamo neppure ad immaginare quali siano le motivazioni che spingono le classi dirigenti a cedere alle multinazionali la sovranità su un territorio tanto vasto, con il rischio di una condanna a un miserabile destino, in cui le elemosine delle royalties petrolifere e delle sovvenzioni in aeternum potranno servire unicamente a portare impercettibili miglioramenti ad un irreversibile degrado ambientale, sociale e civile.
Siamo persuasi che le risorse naturali di un paese appartengano ai cittadini e vadano usate nel nell’interesse di tutti e, soprattutto, delle generazioni future. La popolazione lucana, che vive zone nelle quali le risorse naturali come l’acqua (si pensi che recentemente la COCA COLA ha acquisito le “Fonti del Vulture”), come quelle fossili (il petrolio e il metano) abbondano, invece di trarre beneficio da tale ricchezza, vede aumentare giorno per giorno la usa precarietà. In una logica in cui l’idea dello sfruttamento pervade di sé tutto, con violazione dei diritti all’informazione, corruzione, impoverimento delle campagne, assenza di futuro.
Esprimiamo la nostra solidarietà partecipe al Comitato lucano NO OIL e per le Energie Rinnovabili – costituito dalle associazioni e dai movimenti ambientalisti lucani e delle forze politiche della Sinistra d’alternativa – che sta cercando di far conoscere questa grave situazione di pericolo, ma incontra il silenzio delle istituzioni locali e nazionali. Il Comitato evidenzia la contraddizione che, da un lato, vede la Comunità Europea spronare i Paesi membri ad incrementare l’uso di energie rinnovabili e, dall’altro, l’Italia che dimezza gli obiettivi nazionali, tornando al passato. La Lucania – terra di scarsa densità demografica, di cospicue risorse d’acqua e giacimenti fossili – subisce questa contraddizione e, conseguentemente, il conflitto tra fonti di energia, ambiente e cultura locale è destinato a inasprirsi. La Basilicata – con il suo stato di estrema precarietà anche dei propri giovani – ha una storia debole innanzitutto perché è innanzitutto debole e precaria la condizione delle sue classe dirigenti, oramai avvitata su se stessa in una profonda crisi organica. Affrontare la precarietà è un’urgenza a cui bisogna mettere mano da subito, per contribuire a riportare questa regione nella storia. E, possibilmente, in una storia di avanzamento civile.
Che prospettiva potrà avere questa regione, se viene mutilata e brutalizzata persino nelle sue albe, nei suoi tramonti e nei suoi paesaggi?
Come accettare un destino, che è soprattutto fatto di fughe dalla Basilicata, di esodi paragonabili solo a quelli degli anni sessanta?
Lo stesso Mezzogiorno potrà avere un destino se ci sarà un ‘popolo del mezzogiorno’ che lo costruisce assieme alla politica ed ai governi. Il ruolo dei gruppi dirigenti deve essere quello di regolare e programmare, non potendo accettarsi una azione che, in una continua razionalizzazione dell’esistente, finisce con l’essere un fattore dell’accumulazione capitalistica, nell’intreccio perverso che si è determinato di mercificazione della politica e di politicizzazione dell’economia.
Tutto ciò, ovviamente, anche nella consapevolezza che la sfrenata corsa all’oro nero alimenta indirettamente la spirale scellerata della guerra.
Ecco, noi crediamo che tutto questo debba essere ricordato alle classi dirigenti. Che tutto questo debba essere appropriazione del popolo di Basilicata, affinché esso si riscuota ed esca dai processi di passivizzazione che il modello neoliberista imperante si porta dietro; affinché si contribuisca al prevalere di un interesse generale in grado di interpretare la storia, gli interessi e il destino di questa regione.
Noi speriamo di poter sostare ancora sulle rive dello Jonio e ammirare i paesaggi ritratti in tanta cinematografia d’autore; poter godere ancora quelle nitide luci catturate da Ortega e da Guerricchio, da Rosi e Arrabal; poter continuare a cogliere ancora gli smarrimenti di Levi e di Pasolini, cogliendo in questa parte del sud ‘tutti i sud del mondo’; poter ritrovare ancora la proverbiale convivialità che ha reso i lucani famosi in tutto il mondo. Non riusciamo proprio ad immaginare quel mare punteggiato di piattaforme per l’estrazione del petrolio, quei paesaggi, tratteggiati da Francesco Rosi, degradati per le mene egoistiche e miopi dei prepotenti.
Il Comitato NO OIL si è meritevolmente assunto un grande compito che ci auguriamo incontri una risposta responsabile di tutta la regione. È questo il senso di un appello scritto per la salvezza della Basilicata, raccogliendo adesioni anche al di fuori di essa.

 

Hanno aderito:

Dario Fo
Franca Rame
Gianni Ferrara (Ordinario di Diritto costituzionale all'università la Sapienza di Roma)
Citto Maselli (regista)
Pasquale Scimeca (regista)
Daniele Silvestri (cantautore)
Andrea Rivera (Comico, cantante, autore di stornelli, giornalista citofonico)
Francesco Di Giacomo (Banco del Mutuo Soccorso)
Ulderico Pesce (attore)
Rocco Barbaro (attore)
Massimo Serafini (segreteria nazionale di Legambiente)
Raffaella Misiti (Acustimantico)
Andrea Satta (Tetes de bois)
Andrea Pelini (Tetes de bois)
Piero Sansonetti (direttore del quotidiano Liberazione)
Pierluigi Sullo (direttore del settimanale Carta)
Alberto Burgio (Professore di Storia della Filosofia Moderna all'Università di Bologna)
Francesco Muciaccia (Otium Records- Bari)
Alessandro Langiu -(Attore - Taranto)
Rosapaeda (Gruppo Musicale - Bari)
Faraualla (Ensemble vocale femminile - Bari)
Dario Schepisi (Cantautore - Bari)
Maria Giaquinto (Cantante - Bari)
Maya Calamita (ATS L'acqua in testa - Bari)
Folkabbestia (Gruppo musicale - Bari)
Giuseppe Volpe (Omphalos music - Terlizzi Bari)
Daniele Trevisi (Time Zones - Bari)
A3 (Gruppo musicale - Terlizzi Bari)
Manuela Trimboli (Illustratrice per l'infanzia - Bari)
Skiantos (Gruppo musicale)
Lara Maroni per Storie di Note (Agenzia di Promozioni Musicali)
Ass. Mus. Municipale Balcanica
Gianni Lucini (Giornalista e critico musicale)
Mama Roots band (Gruppo musicale- Brindisi)
Punkreas
Don Pasta
Nando Citarella e i Tamburi del Vesuvio
Locusta Booking Agency
Enrico Capuano
Punkadeka - Webzine
"Barletta"+ Orkestra Internazionalista
Ivano Fiore e i 70123 (Gruppo Musicale)
Crifiu- Rock in Sud
Biscazulù
Sergio Vacca (Cantautore)
Stefania Ormas (Pittrice - Barletta)
Doriana Doronza (Barletta)
Angelo Pantaleo (Tom Tom Studio - Bari)
Giorgio Arlorio (sceneggiatore)
Carlo Luglio (regista /napoli)
Pippo Di Marca (regista teatrale)
Roberto Giannarelli (regista cinema e televisione)
Pierpaolo Andriani (sceneggiatore)
Wilma Labate (regista)
Grabriele Trama (redazione aprile)

[...]

http://www.basilicatanooil.blogspot.com/

per aderire basilicatanooil@libero.it

sabato, 29 marzo 2008 - 15:36

«Ci sono voluti quattro morti» per un confronto con la Fiat sulla sicurezza. Sciopero in tutto il gruppo e qualche impegno del Lingotto di Loris Campetti dal Manifesto


Alla fine la Fiat ha ceduto, è la seconda volta che succede a Melfi. Ieri, però, non si discuteva la fine dell'apartheid salariale e normativa dello stabilimento lucano, che aveva visto la più straordinaria e vincente mobilitazione operaia che da quelle parti si ricordi, bensì la sicurezza sul lavoro. «Ci sono voluti quattro morti alla Fiat - come sostiene il sottosegretario alla salute Gianpaolo Patta - due solo a Melfi, perché la direzione del Lingotto accettasse un confronto con i sindacati, convocato dopo la morte del conduttore Domenico Monopoli dal prefetto di Potenza». L'incontro di merito con le rappresentanze sindacali si terrà il 3 aprile e affronterà, insieme alle tematiche legate alla sicurezza e al rispetto della nuova legge, alla prevenzione delle malattie professionali. A Melfi lo stesso tipo di disturbi fisici, tendiniti e dolori articolari, si manifestano prima che negli altri stabilimenti Fiat, secondo i delegati, in conseguenza della metrica che sottopone gli operai a ritmi e stress molto alti. Ma ci sono voluti un nuovo morto e il blocco dello stabilimento e dell'indotto per strappare un appuntamento, che pure alla direzione Fiat è costato molo.
La protesta degli operai era esplosa, in una fabbrica che nella sua breve storia ha spesso oscillato tra il silenzio e la rivolta, alle 12 di martedì, quando la notizia della morte del loro compagno è piombata nelle officine. Dovevano essere due ore di sciopero e invece un'assemblea improvvisata ha deciso il blocco a oltranza della produzione per convincere la direzione ad aprire finalmente un tavolo di trattativa. Cortei interni di 1.500 lavoratori hanno contribuito a costruire il clima giusto per reggere, tra chi denuncia da anni un'organizzazione del lavoro che fa a pugni con la sicurezza. Paradossalmente, il secondo morto in fabbrica nell'arco di tre mesi non ha sorpreso gli operai, ha però reso esplosiva una condizione percepita come intollerabile. E al mattino di ieri, mentre il grosso della forza lavoro presidiava i cancelli dello stabilimento, un gruppo di operai e delegati ha presidiato la trattativa davanti alla prefettura di Potenza. Dentro, infine, anche i rappresentanti della direzione Fiat di Melfi e di Torino. L'azienda si è impegnata a investire 5 milioni di euro nella sicurezza e ad adempiere a tutte le norme contenute nella legge 123 sulla sicurezza, sia pure chiedendo una deroga di un mese rispetto alla fine dell'anno in corso, previsto dalla delega alla legge concordata dal ministero della salute con la Confindustria. Ma su questo punto, e sulle inadempienze Fiat, torneremo più avanti. Al termine dell'incontro si è tenuta una nuova assemblea in fabbrica per valutare i risultati ottenuti: importante il fatto che l'azienda sia scesa a più miti consigli, ma il giudizio dei sindacalisti è ancora interlocutorio, nel senso che «l'incontro non è stato esaustivo», dice il segretario regionale della Fiom Giuseppe Cillis. L'assemblea ha deciso di sospendere lo sciopero e far ripartire le linee di montaggio, riconvocandosi però per il 4 aprile, l'indomani dell'incontro con la Fiat, per valutare la concretezza degli impegni aziendali. Per la seconda volta gli operai di Melfi hanno portato a casa un risultato.
Siccome la condizione di lavoro, i rischi e le violazioni aziendalin sono simili in tutti gli stabilimenti Fiat, per un'ora lo sciopero è stato generale. Con l'unica eccezione di Mirafiori, dove storicamente le fermate di un'ora a metà turno incontrano più d'una difficoltà, la protesta indetta da Fim, Fiom e Uilm ha raccolto ovunque un consenso generalizzato con punte fino all'80-90%, da Pomigliano a Cassino, da Termoli a Brescia e lo sciopero in molti casi ha coinvolto l'insieme delle ditte appaltatrici che lavorano per il Lingotto. Il coordinatore per la Fiom del settore auto, Enzo Masini, incassa il primo parziale risultato di Melfi ma non risparmia accuse alla Fiat che «finora si è sempre rifiutata di discutere le tematiche legate alla sicurezza e all'usura provocata dall'organizzazione del lavoro con le Rsu e le Rsl».
Ieri mattina il sottosegretario Patta ha fornito alla stampa una ricchissima documentazione che testimonia le ripetute violazioni della legge 123 sulla sicurezza, in tutti gli stabilimenti in cui sono state effettuate ispezioni. Si va dalla mancata redazione del documento unico di valutazione dei rischi, alla mancata indicazione dei costi relativi alla sicurezza nei contratti d'appalto, ad altre violazioni minori. A ogni convocazione da parte del ministero la Fiat ha sempre risposto negativamente, così come alla richiesta di collaborare su tutta la materia con le rappresentanze sindacali. «Solo al terzo morto in Fiat - ha ripetuto Patta - l'azienda ha iniziato a mettersi in regola con la normativa, ma solo per i contratti successivi all'agosto del 2007 quando è entrata in vigore la legge. E solo dopo il quarto morto si è seduta a un tavolo con il prefetto e il sindacato». Un atteggiamento negativo che coinvolge la stessa Confindustria ma non tutte le grandi aziende: Fincantieri, tre grandi porti, la Ilva, la ThyssenKrupp, hanno firmato accordi migliorativi sulla sicurezza, accettando l'istituzione del Rappresentante di sito per la sicurezza che consente a questi delegati di effettuare controlli in tutta la filiera e non solo nell'azienda capocommessa. «Ma la Fiat - conclude Patta - continua a rispondere no».
Cerignola, la città di Domenico Monopoli, l'operaio morto a Melfi precipitando dal tetto di una cabina di verniciatura, ha proclamato il lutto cittadino. E oggi ospiterà i suoi funerali.

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sabato, 29 marzo 2008 - 14:42

La campagna elettorale appena iniziata è sicuramente piena di contraddizioni così come lo è la politica italiana. Per troppi anni sono mancati punti di riferimento ed ideali che in passato hanno animato e dato un senso all’impegno di uomini e donne. Oggi occorre ridare un senso vero alla parola rappresentanza guardando alla condizione di bisogno in cui versano tanti cittadini. Per questa ragione fondamentale, credo che là dove ci siano ancora precarietà, disoccupazione, emarginazione, discriminazione ci deve essere un partito della sinistra forte ed autorevole che non faccia una scelta di comodo dicendo si a tutti ma che sia piuttosto “di parte”. Nella condizione economica e sociale in cui viviamo non si può essere contemporaneamente dalla parte di chi estremizza l’idea di profitto e dalla parte di chi è debole e povero, dalla parte di chi vorrebbe comprimere i diritti fin quì conquistati e dalla parte di chi vorrebbe un paese più civile, dalla parte di chi vede il lavoro come una merce e dalla parte di chi muore per incidenti sul lavoro. Questo è il senso della “scelta di parte” che in tanti abbiamo fatto e che speriamo possano cogliere in molti in questa tornata elettorale. La politica sembra essere diventata subalterna all’economia delle grandi transazioni finanziarie e dei grandi gruppi bancari, oggi occorre ripristinare il predominio della politica perchè si possano dare regole precise all’economia, eliminando le possibilità di concentrare il mercato nelle mani di pochi gruppi e dando spazio all’impresa sana nell’interesse di tutti ed in particolare dei consumatori che hanno visto dimezzarsi il loro potere d’acquisto. A queste ragioni di carattere generale occorre aggiungere le ragioni dei lucani che vivono in una grande depressione economica e sociale: la nostra terra perde ogni anno migliaia di giovani altamente specializzati per i quali ancora non si prevede un ritorno, altrettanti giovani, rimanti in Basilicata, si confrontano con una realtà di precarietà ed incertezza per il futuro. E’ ormai urgente il tema del lavoro ed è insopportabile il sistema consolidato di clientelismo che rappresenta il più grande male della nostra terra: non è più tollerabile il sistema in base al quale per trovare lavoro si debba andare in giro con il cappello in mano per le segreterie dei politici. Occorre cambiare le modalità e le pratiche di creazione del consenso elettorale se si vuole dare un futuro di speranza a questa regione. Con questo spirito ho accettato di esserci e, soprattutto, di essere a sinistra, il luogo in cui oggi trovano rappresentanza i problemi più gravi del presente ed il luogo dal quale parte la proposta più significativa per il futuro. Con grande spirito di sacrificio ma anche con grande orgoglio ho deciso di accettare la proposta di candidatura alla Camera dei Deputati che mi è stata avanzata dai compagni di Sinistra Democratica, compresi Salvatore Capalbi, Leo Madio e gli altri giovani compagni, verso i quali nutro un sentimento di grande stima e profondo affetto e con i quali tutti lavoreremo per far nascere e far crescere La Sinistra L’Arcobaleno.
Con altrettanto orgoglio, essendo il più giovane della lista (29 anni), penso di rappresentare tutti quei giovani lucani che non ne possono più delle logiche obsolete che governano il nostro territorio e che vorrebbero un cambiamento “radicale” della politica.

Giuseppe Di Sanzo, meglio conosciuto come Peppone.

sabato, 29 marzo 2008 - 14:35

da Liberazione


Michele Passannante sa di avere un cognome ingombrante. «Compromettente, mi dicono in molti...». L'albero genealogico è proprio quello che porta alla famiglia di Giovanni Passannante, anarchico lucano che attentò alla vita di re Umberto I il 17 novembre del 1878 a Salerno. Con un coltellino. Il re rimase leggermente ferito a un braccio, Giovanni venne arrestato e torturato fino alla morte, il suo cranio e cervello furono esposti al Museo criminologico di Roma, sepolti solo l'anno scorso nel suo paese: nome originario Salvia, ribattezzata Savoia di Lucania dopo l'attentato. Famiglia perseguitata e dispersa. «In fuga da Salvia, alcuni dei Passannante si stabilirono a Vietri», racconta Michele parlando del suo paese in provincia di Potenza. Di qui, la discendenza e "l'ingombro" del cognome che magari non ha deciso niente nella storia che gli è capitata, ma... chissà.

Classe '72, operaio alla Fiat Sata di Melfi dal '97, attivista sindacale nello Slai Cobas fin da subito, eletto rappresentante sindacale unitario e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nel 2001, indagato con l'accusa di attività sovversiva a ottobre dell'anno scorso, licenziato dall'azienda sulla base del solo avviso di garanzia. «Il rapporto fiduciario è venuto meno», gli hanno detto, quando all'indomani della perquisizione della Digos nella casa dove vive con la madre e la sorella a Vietri, Michele ha trovato i cancelli della fabbrica chiusi: non per tutti, solo per lui. Sospeso per sei giorni, poi licenziato, con la stessa motivazione. Le quattro ore di perquisizione hanno portato al sequestro di qualche volantino, lo statuto dei Cobas, nulla di più compromettente.

E' colpa del cognome?
In molti ci scherzano su. Io stesso lo faccio. E' un modo per reagire a quello che mi è successo. Sono assistito da due legali, ho fatto causa all'azienda: credevo che in Italia la giustizia fosse garantista. Non è così, se mi apostrofano come terrorista sulla base di un avviso di garanzia senza prove concrete. Ho chiesto di essere reintegrato, l'azienda vorrebbe monetizzare il mio licenziamento: vorrebbero pagarmi cinque anni di mensilità, poco più di mille euro al mese. E' una contraddizione: prima mi licenziano e poi sono disposti a pagare come per espiare una colpa, pur di non reintegrarmi. Non mi vendo, anche se da ottobre non percepisco uno stipendio. Non per fare l'eroe: so di essere totalmente estraneo ai fatti, so che sto pagando solo per il mio giusto impegno sindacale, vado avanti e attendo con speranza la sentenza del giudice, dovrebbe arrivare tra una decina di giorni.


La tua storia è simile a quella di altri operai, non solo a Melfi.


Sì, l'inchiesta dell'autunno scorso ha riguardato 25 operai da Milano a Palermo, da Roma a Ravenna. Alla Fiat di Melfi, oltre a me sono coinvolti altri quattro operai, tutti attivisti sindacali, tutti licenziati sulla base di un avviso di garanzia. Uno di loro, attivista della Cub, è stato licenziato per il solo fatto di aver fatto il nome di un capo reparto su un volantino. E' rappresaglia. E le origini di questa vendetta padronale risalgono a diversi anni fa.


Ti riferisci al noto blocco dei 21 giorni nel 2004? Quello delle cariche della polizia davanti ai cancelli della Sata, per intendersi?


Sì. Diverse vertenze e scioperi hanno portato a quella sollevazione. Io stesso, appena entrato in Fiat nel '97, con un contratto di formazione e lavoro di 24 mesi, ho partecipato da subito alle manifestazioni sindacali, mi sono iscritto allo Slai Cobas, sono stato eletto rsu ed rsl nel 2001, per tre anni, il mandato l'ho terminato poco prima del blocco del 2004. C'era tanto da fare: stabilimento nuovo, coscienza operaia pari a zero, tutto da costruire. Ci siamo riusciti, grazie alla collaborazione con la Fiom-Cgil, non con gli altri sindacati, più collaborativi con l'azienda. Lo sciopero di quattro anni ha portato a dei risultati: l'eliminazione della doppia battuta che vuol dire due settimane dello stesso turno di lavoro, anche se notturno. E poi, anche se in maniera dilazionata nel tempo, abbiamo ottenuto una certa equiparazione della retribuzione a quella degli operai degli altri stabilimenti Fiat. Abbiamo chiesto la quattordicesima: in questo caso però abbiamo ottenuto solo un accantonamento dallo stipendio di 20 euro al mese, che prendiamo tutti insieme a luglio: fanno 240 euro. Dopo quella protesta, si attenuarono anche i provvedimenti disciplinari in fabbrica, ma solo nei successivi 12 mesi. L'azienda ha atteso che si calmassero le acque e poi si è riarmata alla grande cercando di portare dalla propria parte i lavoratori, con l'aiuto dei sindacati più "consenzienti".

In che modo?
Beh, ci sono state nuove assunzioni, fatte più sulla base di favoritismi e garanzie dal punto di vista della malleabilità o passività dei neo-assunti. Ci sono stati episodi di intimidazione nei confronti dei "più riottosi". L'azienda ha insomma cercato di ricompattarsi, di riprendere le redini della situazione. E ci è riuscita, a giudicare dall'esito delle elezioni per le rsu lo scorso anno. La Fiom ha perso tre rsu, l'equivalente di circa 300 voti. I Cobas sono scomparsi, neanche una rsu. Il primo sindacato alla Fiat Sata è la Uilm. Nonostante ciò, al referendum sul protocollo sul welfare hanno vinto i no, con quasi l'80 per cento.

Dentro, l'azienda cercava di ricompattarsi. Fuori, i pm erano già in azione. C'è un collegamento tra le due cose?
So che l'inchiesta giudiziaria è partita nel 2006. Quando sono arrivati a casa mia, il 16 ottobre scorso, non c'ero: ero al lavoro in fabbrica, in casa c'erano mia madre e mia sorella. Dalle sei del mattino alle dieci: quattro ore per sequestrare solo alcuni giornalini dell'autonomia sindacale e lo statuto dei Cobas. Se cercavano armi o bombe devono essere rimasti delusi. Poi sono venuti allo stabilimento e mi hanno notificato l'avviso di garanzia. Il giorno dopo, la sospensione dal lavoro per sei giorni, il 23 ottobre la lettera di licenziamento. Il ricorso, ora aspetto la sentenza del giudice. E pensare che non ho mai avuto problemi con la giustizia in passato...

Com'è il clima intorno a te e alla tua famiglia?
Chi mi conosce, in fabbrica e fuori, è rimasto incredulo. I media poi mi hanno dipinto come un mostro: "un Br alla catena di montaggio...". Fa male, se non hai fatto niente. Ho perso mio padre nel 2000, mia madre, che ha superato i 70, non l'ha presa bene, ma mi crede. Mia sorella pure: anche lei è metalmeccanica, ma in una realtà diversa dalla Fiat, lavora in una piccola azienda della zona industriale di Tito, pochi chilometri da Potenza. Tanta la solidarietà in paese, anche se da parte di chi non mi conosce bene è impossibile non notare una sorta di sospetto. Mi ha fatto piacere la solidarietà del partito.

Eri segretario del circolo del Prc di Vietri. Ti sei dimesso subito dopo l'avviso di garanzia.
Sì e mi sono dimesso anche dal sindacato. Ciò nonostante, apprezzo la decisione del partito di mettermi in lista, al sesto posto per la Camera. Non ci sono possibilità che venga eletto, ma apprezzo. Non sto passando un periodo facile, col marchio che mi hanno affibbiato avrò difficoltà a trovare un altro impiego se la Fiat non mi reintegra. Ma mi tengo occupato con la politica. La situazione qui non è rosea. Proprio oggi (ieri, ndr.), un'altro morto sul lavoro alla Fiat di Melfi, un operaio di 43 anni con famiglia. Non lo conoscevo ma la cosa non ha importanza. Il punto è che stanno facendo di tutto per far scomparire la sinistra dall'Italia e non so se queste tragedie riescano a scuotere gli animi delle persone. Con tutto che noi ci battiamo per chi non arriva alla fine del mese, dovremmo riscuotere molti più consensi nella società, dovremmo avere dalla nostra i metalmeccanici, i precari, chi è discriminato. Non è così, forse per colpa dei media. Sta a noi mobilitarci il più possibile per convincere chi non è tutelato.

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sabato, 29 marzo 2008 - 14:33
fuorisede

 

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mercoledì, 26 marzo 2008 - 15:51

(ANSA) - POTENZA, 26 MAR - Un operaio - Domenico Monopoli, di 43 anni, di Cerignola (Foggia) - è morto stamani per le ferite riportate in seguito a una caduta da un soppalco, avvenuta mentre stava effettuando il turno di notte nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat. Monopoli era al lavoro nel reparto verniciatura quando - per cause in fase di accertamento - è caduto dal soppalco, da un'altezza di almeno quattro metri. Trasportato al pronto soccorso del San Giovanni di Dio di Melfi (Potenza), è stato trasferito nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Rionero in Vulture (Potenza) dove è morto intorno alle ore 10. La Procura della Repubblica di Melfi ha aperto un'inchiesta per accertare la dinamica dell'incidente

 


La Sinistra Arcobaleno della Basilicata ha evidenziato che "purtroppo l'elenco dei morti sul lavoro anche in Basilicata continua ad allungarsi. Nell'azienda più moderna d'Europa, nel giro di pochi mesi ci sono stati due morti, un infortunio grave ed altri di lieve entità. L'assunzione del tema della sicurezza quale azione prioritaria delle forze sindacali e della Sinistra, aveva portato, nei mesi scorsi il governo ad accelerare l'iter per l'approvazione del nuovo Testo Unico sulla Sicurezza. Purtroppo, questo ennesimo infortunio dimostra che il problema non è solo l'esistenza di leggi, quanto il loro rispetto nei luoghi di lavoro. La Giunta Regionale ed in primo luogo il Presidente De Filippo e l'assessorato competente, convochino la Sata e le organizzazioni sindacali per mettere in atto tutte le iniziative comuni finalizzate a ridurre e prevenire gli infortuni producendo atti e misure concrete in materia di sicurezza partendo da una valutazione puntuale delle cause alla base di questo aumento vertiginoso degli infortuni mortali". Per l'on.Angela Lombardi (Prc-Se), "é sconcertante quanto avvenuto stanotte alla Fiat-Sata di Melfi con l'incidente che ha provocato la morte di un operaio, Domenico Monopoli, un nuovo nome che si aggiunge alla lunga lista di omicidi sul lavoro che continua ad allungarsi in questi ultimi mesi. E' oramai evidente che quanto accade non può essere non legato alle sempre più pesanti condizioni di lavoro che, in nome della produttività, i padroni di Confindustria hanno già ottenuto e che continuano a pretendere. In questo quadro gli incidenti alla Fiat-Sata si stanno moltiplicando, le istituzioni governative non possono non affrontare subito e incisivamente la situazione, chiederemo al Ministro del Lavoro di occuparsene convocando immediatamente l'azienda e i sindacati. Anche le istituzioni regionali - ha concluso Lombardi - devono fare subito la loro parte, ricordiamo ad esempio, problema non secondario, che alla Fiat-Sata continua a non essere presente nessun medico sul turno di notte". 

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mercoledì, 26 marzo 2008 - 15:47

  (ACR) - “L’assessore all’Ambiente Santochirico ha diffuso dati e notizie attraverso i giornali che non solo avvalorano le tesi delle Associazioni ambientaliste in quanto, come sottolinea l’Associazione Ola, di fatto confermano l’esistenza di una “intensa attività petrolifera” nel comprensorio ionico-metapontino”, ma introducono nuove allarmanti preoccupazioni tra le comunità locali”. Ad affermarlo in una interrogazione urgente i consiglieri regionali Emilia Simonetti del Prc e Giacomo Nardiello del Pdci.

“Negli ultimi giorni – sottolineano i due consiglieri - le Associazioni ambientaliste Ola e No Oil, da sempre impegnate in campagne di informazione della società lucana, hanno intensificato l’attività di denuncia in merito all’attività di ricerca di idrocarburi che coinvolge quasi tutto il territorio regionale.
L’Associazione Ola ha chiesto di conoscere i programmi della società “Gas Plus Italia” nei territori dei comuni del Metapontino, Nova Siri, Policoro, Rotondella, Scanzano Jonico e Rocca Imperiale, in particolare per la gestione della concessione Policoro che risale agli anni novanta”.
“Lo stesso Assessore – continuano i due consiglieri - ammette la necessità di un approfondimento del programma di attività nel Metapontino e di un’intesa tra Regione e ministero dello Sviluppo Economico, confermando pertanto la “gravità” della situazione di impatto ambientale”
“Lla proposta di una “moratoria” di tutte le nuove attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi in Basilicata – sostengono Simonetti e Nardiello - non è più eludibile in attesa di avere un quadro certo di dati e notizie e soprattutto di mettere in campo strumenti e misure in grado di garantire la tutela e la salvaguardia del territorio, delle attività agricole e produttive, dei beni naturalistici ed ambientali e della salute delle popolazioni locali”.
Rivolgendosi all’assessore all’Ambiente, i due consiglieri chiedono di sapere se non ritenga opportuno e urgente riferire in un’audizione alla Commissione consiliare permanente competente fornendo tutte le informazioni necessarie (senza che gli stessi debbano apprenderle dai giornali) e quindi di favorire un confronto sulle questioni sollevate, indicando con puntualità le iniziative attuate e quelle che il Dipartimento, l’Arpab d’intesa con strutture scientifiche che operano in Basilicata (Cnr, Università, ecc.,) intende attuare”.

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domenica, 23 marzo 2008 - 18:15

RESISTAT IL SONDAGGIO RESISTENTE

 

ANALISI DEL RISULTATO DEL SONDAGGIO

(si ricorda che il sondaggio eseguito su gcpotenza.blogspot.com non ha valore statistico, permette solo ai naviganti di esprimersi).

 

cosa voterai alle elezioni di aprile?

la sinistra l'arcobaleno (80%)

PD (0%)

sinistra critica (11%)

me ne fotto e vado al mare (7%)

 

 

Risultato inequivocabile è che IL PD NON SI VOTA NEANCHE PER SCHERZO. È davvero troppo grave votarlo e così scherzosamente si può affermare che si va al mare o che si vota sinistra critica. Il Pd no. Possiamo finalmente affermare che la Sinistra ha chiuso con il Pd e i suoi “rappresentanti”. Resistat conclude che bisogna guardare a Sinistra e rompere con il centro rapace di questo paese. VOTA SINISTRA ARCOBALENO.

 

UFF.STMP.RESISTAT

SI RINGRAZIA AMICI DI SCUZZA PER LA SUPERVISIONE.

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domenica, 23 marzo 2008 - 18:05
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